L'economia

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Qualche giorno fa abbiamo pubblicato l’articolo Governi, denaro e tasse e, stando alle visite e alle reazioni degli utenti, l’iniziativa è stata gradita. D’altra parte, in questo periodo di economia instabile, messaggi contraddittori di media e politici e fisco esoso, non è strano che la gente abbia bisogno di dati stabili e idee chiare.

La complessità artificiale del soggetto economia e l’eccessiva pressione fiscale, assieme a tutti i sistemi di controllo, ispezione e persecuzione dei presunti evasori, sono da lunghissimo tempo i metodi più usati da coloro che vogliono controllare individui e nazioni e mantenerli in uno stato di sudditanza e soggezione.

Perciò, visto il periodo e sebbene l’economia non sia il soggetto di cui ci occupiamo normalmente, riteniamo sia cosa molto utile pubblicare i seguenti dati di Ron per aiutare i lettori a comprendere meglio il soggetto e, quindi, diventare più causativi al riguardo.

Buona lettura.

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L’ECONOMIA 

Una delle principali barriere che incontriamo alla libertà totale, in questa società, è l’economia. I soppressivi, già da qualche tempo, hanno intessuto per la società una ragnatela di grovigli economici, utilizzando l’interpretazione errata o l’ignoranza dell’economia che coinvolgono quelle comunità sociali che solo recentemente hanno spezzato le catene di una vera e propria schiavitù. Oggi, le catene sono fatte di restrizioni economiche e, per dirla senza peli sulla lingua, di bugie economiche.

Comprendere l’economia rappresenta un ardito passo in avanti verso la libertà totale di una società. Le aberrazioni tendono a sparire quando le bugie che esse contengono sono scoperte.

Perciò ho scritto questo breve saggio sulle vere leggi dell’economia, perché vi potrebbe essere d’aiuto nel cammino verso la libertà.

Al giorno d’oggi, quasi tutti hanno un problema del tempo presente, che diventa sempre più pressante col passare del tempo e con l’evolversi della società.

Si tratta di una semplice domanda:

“COM’È CHE POSSO CAMPARE?”

La risposta a questa domanda, in senso generale, si può trovare raggiungendo una comprensione del soggetto chiamato “economia”.

TEORIE ECONOMICHE

Il soggetto dell’economia è semplice nella misura in cui non viene reso oscuro ed è confuso nella misura in cui viene indotto a servire uno scopo egoistico.

Ogni bambino può capire – e praticare – i princìpi fondamentali dell’economia. Ma uomini maturi, ingigantiti da una posizione di rilievo presso il governo o presso le reti bancarie, ritengono molto opportuno rendere oscuro il soggetto oltre a un punto in cui possa essere compreso.

Le cose che vengono fatte in nome delle “necessità economiche” farebbero vergognare Satana, perché vengono fatte da una minoranza di egoisti per togliere alla maggioranza.

È facile che l’economia si evolva diventando una scienza che rende le persone estremamente infelici.

L’economia rappresenta i nove decimi della vita. Il decimo che resta è sociopolitico.

Se questa proficua fonte di repressione è libera di agire nel mondo e se essa rende le persone infelici, è un campo su cui è legittimo esprimere un’opinione in Scientology, perché bisogna pensare che essa costituisce un elemento molto “mal compreso” della nostra vita quotidiana.

Diamo un’occhiata a quanto può essere resa complicata. Se il genere umano aumentasse di numero e se le proprietà e i beni aumentassero, sarebbe necessario che anche il denaro aumentasse, a meno che non si voglia arrivare a un punto in cui nessuno può effettuare degli acquisti.

Eppure il denaro è legato a un metallo di cui esiste solo una certa quantità, e non di più: l’oro. Perciò, se si deve arrestare l’espansione dell’umanità, lo si farà semplicemente esaurendo questo metallo. E, a parte gli usi artistici e la superstizione, il metallo – l’oro – quasi non possiede valore da un punto di vista pratico. Il ferro è molto più utile, ma siccome è uno degli elementi più comuni in circolazione, non servirebbe allo scopo di reprimere la crescita dell’Uomo.

IL DENARO È SOLO UN SIMBOLO CHE LE PERSONE CONFIDANO DI POTER CONVERTIRE IN BENI.

La filosofia più maligna del XIX secolo non fu quella di Dewey o di Schopenhauer. Fu quella di un individuo chiamato Karl Marx, un tedesco.

Nel suo libro Das Kapital, cominciò a distruggere il mondo del capitalismo introducendo la filosofia del comunismo, chiaramente presa in prestito, in alcune parti, da Licurgo, capo dell’antico stato greco di Sparta.

Marx (per quanto morto e sepolto in Inghilterra) è riuscito finora ad allargare la sua filosofia a circa due terzi della popolazione mondiale e a sconvolgerne il resto completamente.

Il capitalismo che, attaccato, sopravvive in versione indebolita solo in Occidente, ha attinto così tanto da Marx nel suo moderno agire “socialista”, che non potrà sopravvivere a lungo.

C’era poco nel capitalismo che lo rendeva raccomandabile per chi lavorava. Questi non aveva nessuna speranza di accumulare mai denaro a sufficienza da prestare a interesse e quindi ritirarsi dall’attività lavorativa. Per definizione, questo era tutto ciò in cui consisteva il capitalismo: un sistema per vivere di interessi, dando denaro in prestito a persone più industriose. Dal momento che si tratta “esclusivamente di prendere e di non partecipare attivamente a niente”, esso è, naturalmente, un sistema piuttosto facile da distruggere. Non aveva la capacità di sopravvivere. Poteva solo far scadere prematuramente i mutui edilizi e sequestrare proprietà. Non era in grado di agire con intelligenza e non lo fece. Il trucco consisteva e consiste nel dare in prestito a una persona industriosa la metà di quanto gli occorre perché abbia un certo successo nella sua attività e poi, una volta che fallisce, rilevare tanto l’attività quanto il denaro investito dando il prestito.

rotolo cartaigienica euroI governi e le reti bancarie occidentali sono impegnati a farlo ancor oggi. Le tasse sul reddito li aiutano. I profitti di un’attività sono tassati ogni anno in modo tale che non le rimane più denaro per modernizzare i suoi macchinari o espandersi. Per andare avanti deve prendere in prestito del denaro dalla rete bancaria o dallo Stato. Se appena fa un passo falso, viene rilevata completamente dalla rete bancaria o dallo Stato e amministrata male e bistrattata.

Quindi il mondo diventa più povero sotto il capitalismo.

Il comunismo, ribellandosi, si sbarazza di tutti gli intermediari, compie semplicemente la mossa finale del capitalismo e si appropria di tutto quello che c’è nel paese. Lotta contro il capitalismo diventando supercapitalista.

Vale la pena di osservare che George Washington nella Rivoluzione americana, il marchese de Lafayette nella Rivoluzione francese e Fidel Castro nell’ultima rivoluzione cubana erano tutti e tre, al tempo, gli uomini più ricchi del paese.

Il comunismo, ben diverso da ciò che Marx sperava, è lo strumento di chi è ricco e potente per appropriarsi di ogni cosa a vista d’occhio e non pagare alcuno stipendio. È la risposta finale del capitalismo, non il suo oppositore.

Le varie forme di socialismo, benché sotto vesti differenti, tendono tutte allo stesso prodotto finale: una condizione di totale possesso da parte dello Stato. E questo è anche il prodotto finale del capitalismo: una condizione di totale possesso.

Perciò possiamo giungere a questa conclusione per quanto riguarda l’economia:

  1. È possibile che esista un soggetto chiamato “economia”.
  2. Si fa, di sicuro, ampio uso della confusione sull’economia, nel tentativo di creare una condizione di totale possesso.

Quello che apparentemente si osserva nel nostro mondo moderno è un oscuramento di ciò che veramente è l’economia allo scopo, piuttosto ignobile, di portare via ogni cosa a chiunque non sia lo Stato. Lo Stato può quindi consistere in una selezionata minoranza che possiede tutto. Il capitalismo, il comunismo e il socialismo, tutti fanno finire l’Uomo nella stessa situazione: posseduto anima e corpo dallo Stato.

Perciò se le “affermazioni sull’economia” dai selezionati “portavoce” di una minoranza malintenzionata – vale a dire lo Stato – ti confondono, renditi conto che a causare problemi non è il soggetto in se stesso, ma l’uso improprio del soggetto, fatto a livello intenzionale.

Dal momento che tutte le strade – capitalismo, socialismo, comunismo – portano alla stessa condizione di totale possesso, nessuna di esse in realtà è in contrasto l’una con l’altra. Solo i vari gruppi che vogliono, ciascuno di loro, possedere tutto, sono in contrasto tra di loro; e nessuno di loro merita di essere sostenuto.

Esiste una risposta a tutto questo. Se questi “ismi” tendono tutti a uno Stato assoluto, l’ovvia confutazione sarebbe di avere nessuno Stato. Questa cosa, di per sé, rappresenterebbe un’opposizione allo Stato assoluto.

Visto che questa cosa è istintiva nell’uomo – l’opporsi alla propria schiavitù – la gente manifesta la propria rivolta personale in vari modi.

La gente non può semplicemente avere la meglio su un governo ben armato. Quindi la sua rivolta assume la forma dell’inazione e dell’inefficienza.

La Russia e Cuba, per citare due esempi, stanno naufragando per l’inefficienza e l’inazione a livello individuale. Non vedono la cosa come una rivolta, in quanto non giunge mai a un apice. Semplicemente, i cereali e la canna non crescono, in qualche modo i treni non si muovono e il pane non viene infornato.

L’America e l’Inghilterra, sospinte ancora da qualche debole sprazzo superstite di “libera impresa”, tirano avanti in qualche modo. Ma la stretta economica è troppo intensa perché questo possa continuare a lungo. Le tasse sul reddito e i prestiti bancari e statali… tutti i mali sono in agguato.

Intuendo la condizione di totale possesso che sta per verificarsi, il lavoratore, persino negli Stati Uniti e in Inghilterra, inizia a tirare i freni. Oggidì il valore di una buona giornata di lavoro equivale al valore che aveva un’ora di lavoro un secolo fa. Gli scioperi paralizzano con grande slancio tutto quello che possono. L’inefficienza e l’inazione sono all’ordine del giorno.

Non essendo intelligenti, i capitalisti, i commissari e i grandi socialisti non credono che qualcuno sia riuscito ad afferrare qual è il loro vero intento e così continuano a distorcere i sistemi economici nella speranza di darla a intendere alle persone… le quali scioperano, non sono veramente disposte a lavorare e diventano più inefficienti.

I sistemi sociali della terra, tanto quelli orientali che quelli occidentali, si stanno tutti avvicinando alla stessa fine: il disfacimento a causa della rivolta della gente a livello personale. La rivolta non ha nessun nome, nessun leader, nessuno stendardo, nessuna gloria. Mira solo a un fine comune: la fine di tutti gli Stati e di tutti i sistemi economici.

E di sicuro sarà la gente a vincere.

LA SCIENZA DELL’ECONOMIA

Qualsiasi gruppo di bambini non ci metterà molto a sviluppare un sistema economico pratico.

Recentemente, in Russia, alcuni bambini di un parco hanno fatto inorridire il governo, dal momento che avevano sviluppato un sistema di baratto, scambiando giocattoli con giocattoli, un atto che fu debitamente stigmatizzato come “capitalistico”. Il significato delle parole russe è ambiguo, visto che per essere capitalistici avrebbero dovuto sviluppare un sistema di interessi a titolo di ricompensa per il prestito dei giocattoli, non il sistema del baratto.

Fintantoché esiste un’offerta e fintantoché una domanda può essere generata, un sistema di qualche tipo per lo scambio dei beni si svilupperà.

Le combinazioni del meccanismo della domanda e dell’offerta sono innumerevoli. C’è l’offerta riluttante e la domanda forzata: un sistema comunemente seguito dagli eserciti o dai baroni feudali o, semplicemente, dai ladri.

C’è il meccanismo dell’offerta impaziente, assistita dalla creazione di una domanda tramite la pubblicità, un sistema che conosciamo sotto il nome di “commercio” e nel quale Madison Avenue è così esperta. L’uomo ritiene che, fra tutti i sistemi, questo sia il più piacevole, ma esso ha un limite, poiché richiede in cambio denaro, e induce la gente a richiedere di essere pagata al fine di poter comprare i beni pubblicizzati.

uomo impacchettatoC’è poi un sistema basato sulla creazione del bisogno. I governi, in modo quasi uniforme, credono in questo sistema e lo usano. Reprimono l’offerta con la tassazione dei fornitori e aumentano la domanda con la punizione del consumatore, se non ha fondi sufficienti: si parla della tassa sul reddito. La teoria, espressa nella sua forma più cruda, consiste nella riduzione della produzione in congiunzione all’imposizione della domanda. Un padre può essere arrestato perché non si prende cura dei figli, ma il prezzo del pane, dell’affitto e dei servizi è al di là delle sue possibilità di pagare. Si viene arrestati come vagabondi se non ci si veste bene, ma il prezzo del vestiario, per via della sua scarsità, lo pone oltre la nostra portata.

Questi stessi due fattori, la domanda e l’offerta, presentano molte, molte varianti ed esse possono essere sfruttate dalle grosse industrie, dallo Stato, dai ladri, dai mendicanti o da chiunque, quasi all’infinito.

L’importanza della “deflazione” e dell’“inflazione” viene esagerata enormemente e grossi tomi vengono scritti per interpretarle, ma le leggi operative che le governano sono solo due:

  1. C’è INFLAZIONE laddove vi è più denaro che beni in circolazione.
  2. C’è DEFLAZIONE laddove vi sono più beni che denaro per acquistarli.

Queste due leggi possono essere distorte a volontà per confondere le persone. Ma questo è tutto ciò che c’è da sapere tanto sull’inflazione che sulla deflazione o, se è per quello, su boom o depressioni. 

FONDAMENTI

Le leggi economiche si riducono a un solo fatto, o fondamento, che di solito non viene mai menzionato nei migliori circoli soppressivi.

Questo diede l’origine all’economia, ne fu l’inizio e fu così che l’intero soggetto si sviluppò.

Per mettere in atto l’economia, si deve portare un essere a credere che gli occorre più di quanto egli stesso può produrre e bisogna impedirgli di consumare ciò che egli stesso produce.

Dopodiché si ha l’economia, una società; e si hanno regole, leggi, governi e grossi complessi industriali.

Prendiamo a semplice titolo d’esempio una povera mucca. La mucca produce latte, altre mucche e perfino carne.

Dal momento che è un animale produttivo, le si fa consegnare tutto quello che ha. Lei non ha bisogno del suo latte, non può usare i suoi vitelli e le si fa consegnare anche il suo corpo per averne la carne. In cambio essa ottiene un recinto melmoso, un pascolo di cardi, cani che abbaiano e maltrattamenti.

Senziente o meno, intelligente o stupida, la mucca rappresenta comunque un bell’esempio di perfetto cittadino dello Stato.

Il cittadino perfetto (dal punto di vista di un governo soppressivo) è qualcuno che non richiede niente, produce tutto e addirittura cede il proprio corpo su richiesta: il cittadino ideale; l’operaio di fabbrica perfetto; il soldato in tutto e per tutto; l’elogiato compagno.

La vita si dà questa struttura. Coloro che possono produrre vengono quindi convinti che devono produrre e la retribuzione per la loro produzione continua a scendere, finché non si arriva ad avere uno schiavo: tutto lavoro, niente paga, cibo minimo e alloggi invivibili.

L’economia viene usata per creare questa condizione, spietatamente.

LA TASSA SUL REDDITO

 Se, per quanto riguarda il prodotto finale delle varie azioni dello Stato o delle intenzioni che ne sono responsabili, provate delle riserve, considerate questo fatto, rimasto finora celato.

La tassa sul reddito è ideata seguendo il principio marxista della tassazione (che si può trovare in Das Kapital , il testo comunista):

“A ognuno secondo le sue necessità.”

“Da ognuno secondo la sua capacità di pagare.”

All’inizio del secolo, la maggior parte delle nazioni occidentali fu ben lieta d’ingollare questa pozione e scrisse le leggi per la tassa sul reddito.

Pare una cosa del tutto innocua.

In una lettera scritta dalla Tesoreria di un’eminente nazione, la risposta alla domanda “Perché la tassa sul reddito viene imposta in modo così poco equo, invece di essere effettuata semplicemente su una percentuale fissa delle entrate lorde di ognuno?”, fu il dato sbalorditivo che la tassazione delle entrate nette di una persona, secondo aliquote progressive, era molto più umanitaria.

Vediamo quanto sono “umanitarie” queste aliquote progressive della tassa sul reddito.

L’inflazione è all’ordine del giorno. Pochi governi occidentali intraprendono misure che non siano inflazionistiche, ovvero che non diminuiscano il potere d’acquisto del denaro, spendendo denaro in quantità maggiore di quanto il prodotto esistente sia in grado di assorbire.

La tassa sul reddito è organizzata in modo tale che più una persona è pagata, più alta sarà l’aliquota di tassazione. Tanto per fare un semplice esempio, se qualcuno produce 500 unità monetarie all’anno viene tassato del 2%. Se produce 100.000 unità monetarie all’anno la legge è scritta in modo tale da far sì che venga tassato del 90% circa. Più produce e più deve pagare, in proporzione.

Molto bene, diamo un’occhiata alla cosa dal punto di vista di ore lavorative. Nelle fasce basse di retribuzione, in una settimana di quaranta ore si paga al governo l’equivalente di mezz’ora di lavoro alla settimana. Nelle fasce medie di retribuzione, si paga al governo l’equivalente 20 ore su 40 in tasse. E in una fascia alta di retribuzione si pagano forse 39 ore su 40 in tasse.

Bene. L’inflazione, che lo si voglia o no, sta spingendo il lavoratore della fascia bassa verso la fascia di tassazione più alta.

Il prezzo del pane, dell’affitto e di tutto quanto aumenterà in proporzione al valore del denaro. La sua paga quindi aumenterà. Ma anche le sue tasse aumenteranno.

Perciò, i governi sono molto ansiosi di inflazionare il loro denaro. Più si inflaziona, più i lavoratori devono essere pagati, ma più alta è la percentuale che il governo si prende in termini di retribuzioni per ora di lavoro.

Il prodotto finale è naturalmente uno Stato assoluto. L’industria non può pagare un lavoratore 40.000 unità monetarie se le leggi sulle tasse prendono tutto tranne 5.000 unità monetarie.

Se guardate una tabella delle aliquote, vedrete che, se una pagnotta costasse dieci volte il suo prezzo attuale e voi doveste sostenere altri costi che crescono in proporzione, la vostra paga si contrarrebbe a un punto tale che non potreste più permettervi di mangiare, perché l’aliquota più alta inghiottirebbe la vostra paga, a prescindere dal suo ammontare.

Nessuno ha mai menzionato questa cosa. E i governi difendono, con una tenacia del tutto stupefacente, il loro diritto di aumentare l’aliquota con l’aumentare delle entrate.

Dato che l’inflazione spazza via anche i risparmi, poco più in là, la voragine aspetta al varco.

Ogni volta che la vostra paga sale per far fronte “all’aumento del costo della vita”, lavorate più ore per il governo e meno per il vostro datore di lavoro, e alla fine anche lui andrà in fallimento.

Chiunque cerchi di dire che l’inflazione è inevitabile e la tassa sul reddito essenziale, è semplicemente soppressivo o stupido. Sicuramente i pezzi grossi dell’economia di governo sanno tanto quanto qualsiasi altro economista addestrato, che per arrestare l’inflazione basta solo aumentare la produzione e diminuire le spese del governo.

Una nazione occidentale ne ha una bella. “Esportate le merci!” è il suo slogan. Più merci si esportano meno ne rimangono da acquistare. Le leggi sul cambio di valuta proibiscono di esportare anche il denaro. Una tassa proibitiva viene imposta su tutte le importazioni. E naturalmente c’è inflazione! Galoppante. E a ciò si aggiunge una tassa sul reddito che è con ogni probabilità la più alta del mondo.

È tradizione presso i cittadini di quella nazione essere decisi a non diventare mai, mai, mai schiavi. Ma ecco in arrivo le catene: un anello per ogni penny in più sul prezzo del pane. Se un lavoratore ha da spendere cento sterline alla settimana per mantenere se stesso e la sua famiglia, il governo gliene prenderà cinquanta, lasciandolo a mezze razioni. E se dovesse spendere duecentocinquanta sterline alla settimana per provvedere al cibo, al vestiario e all’alloggio, riceverà solo circa il 25% di questa cifra, anche se essa gli viene corrisposta, a causa delle aliquote progressive della tassa su reddito, e morirà di fame.

A voler essere buoni, è possibile che i leader di quei paesi non sappiano queste cose e che vengano dati loro cattivi consigli o che vengano messi in confusione. Ma se è così, chi dà loro quei consigli, dev’essere un tipo davvero malvagio!

Una linea di condotta davvero appropriata per il paese sarebbe quella di lasciar perdere l’impero, che non interessa più a nessun cittadino di quel paese, tagliando tutti i finanziamenti a sostegno e difesa di regioni che odiano comunque gli inglesi. Poi, o allo stesso tempo, impegnarsi in un intenso programma di ricerca al fine di scoprire come produrre abbastanza cibo per la propria popolazione, abbandonare tutte le barriere commerciali, cancellare i progetti che dicono che la tassa sul reddito è essenziale e prosperare al di là di ogni immaginazione.

Non si può tassare il nulla. E se le tasse riducono a zero chi produce, ecco andarsene la nazione.

Il visionario dallo sguardo brillante (con una traccia di pazzia nella sua brillantezza) farnetica sull’utopia e sui bellissimi sogni e i bellissimi schemi di varie soluzioni politiche.

Questi dovrebbero aprirci un futuro nuovo e brillante, se solo stringiamo i denti e moriamo di fame oggi.

Non esiste nessuna filosofia politica che possa risolvere i problemi economici, né mai ne esisterà una, poiché si tratta di due ambiti diversi, non è vero?

Quando Marx li unì, fornì alle persone soppressive un terribile strumento.

Molte rimostranze di Marx sono giuste, molte sono del tutto reali, ma commise degli errori quando tentò di risolverle.

Poiché ogni volta che proponeva una soluzione – qualsiasi situazione proponesse – presentava un governo come parte di essa.

I governi non sempre sono condotti da uomini in possesso delle loro piene facoltà mentali.

L’uomo comune non ha nessuna garanzia che chi lo governa non sia veramente “tocco”.

Se noi come Scientologist abbiamo qualcosa a che vedere con il governo, è solo al fine di garantire che chi governa non sia soppressivo e pazzo. E il nostro interesse finisce lì.

LA DOMANDA

 La relazione che c’è fra ogni essere umano e l’economia è semplice:

“COM’È CHE POSSO CAMPARE?”

A questa domanda se ne aggiunge un’altra: come possono vivere le persone che dipendono da lui e la comunità in cui egli vive?

Ogni volta che, in questa complessa società odierna, una persona fa questa domanda, o una sua versione, sta chiedendo: “Che cos’è l’economia?”

In questo articolo, per quanto breve, sono elencati tutti i fattori essenziali dell’economia.

Quel che deve essere garantito è che il destino economico di una persona non venga diretto da uomini che provano odio e che non si sentiranno tranquilli finché tutti gli altri esseri umani non saranno schiavi.

La soluzione a lungo termine alla domanda “Com’è che posso campare?” è: non lavorate mai per una ditta soppressiva e non sostenere mai un governo soppressivo. E lavorate per giungere a una posizione in cui si possa garantire che coloro che comandano siano in possesso delle loro facoltà mentali.

L. RON HUBBARD
FONDATORE


Queste parole di Ron, scritte nell’ormai lontano 1966, sono valide in ogni tempo e sono quanto mai valide per il nostro cosiddetto bel paese.

In particolare, ma non solo, nel punto in cui Ron spiega che “La tassa sul reddito è organizzata in modo tale che più una persona è pagata, più alta sarà l’aliquota di tassazione”, che è poi il concetto del penalizzare le statistiche alte e premiare quelle basse.

Infatti, l’articolo 53 della Costituzione della Repubblica italiana stabilisce espressamente che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività .

Cioè, come  dice Ron, “Più produce e più deve pagare, in proporzione” e “Il prodotto finale è naturalmente uno Stato assoluto” .

Ciò che si otterrà in questo modo sarà sempre meno produzione e “la voragine aspetta al varco. Non si può tassare il nulla. E se le tasse riducono a zero chi produce, ecco andarsene la nazione”.

Etica e Verità


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