La critica ignorante di Simonetta Po – bis

asino seduto

Spero che Taliesyn non me ne voglia per avergli rubato l’idea dell’asino. Il povero equino è in effetti ben più simpatico di certi “critici” e sicuramente più intelligente dei noti squirrel. Purtroppo, e lui non ne ha colpa, il suo nome e i suoi sinonimi (somaro, ciuco) hanno da illo tempore assunto il significato di persona ignorante, stupida e testarda. Significato che ben si adatta a personaggi che millantano una conoscenza che non hanno e si intestardiscono su tesi idiote.

Mi riallaccio al precedente articolo di questa serie: La critica ignorante di Simonetta Podove evidenziavo che la suddetta è evidentemente ignorante riguardo Scientology.

E’ innegabile che abbia accumulato una notevole quantità di informazioni sul soggetto, ma sono nozioni che poggiano sul nulla, su una comprensione inadeguata o del tutto mancante di cognizione dei principi fondamentali di questa filosofia religiosa.

Perfino i pochi ex scientologist e squirrel che le danno ancora retta capiscono che costei cerca di dar ad intendere che ha una comprensione della materia che in realtà le manca, sempre che siano riusciti a sopportare abbastanza a lungo la sua saccenteria e che non siano essi stessi colmi della stessa ignoranza.

Il suo è mero nozionismo, usato per giudicare inadeguatamente e sulla base di un pregiudizio primevo che ha accompagnato la breve frequentazione e pratica di Scientology, ormai risalente alla metà degli anni ottanta. Giudizi basati su una cultura (in Scientology) da settimana enigmistica, fondata sull’accumulo indiscriminato di nozioni, ma vuota di reale comprensione.

po kusadaRisultato inevitabile se, partendo da una scarsa conoscenza gravata da pregiudizi, ci si basa per anni sulle testimonianze di apostati di Scientology (come Silvia Kusada, nella foto a sinistra con la “dottoressa Po”) e altri cosiddetti “indipendenti” citati nel precedente articolo.

Per non parlare di eventuali scambi “culturali” scaturiti del suo rapporto, prima amichevole, poi aspramente ostile con l’ormai defunta Maria Pia Gardini.

I suoi contatti con “critici” del suo stampo, italiani (ARIS, FAVIS, CESAP) o stranieri, non ha certo migliorato la comprensione della Po per Scientology.

Vero è che  le sue relazioni con questi personaggi si sono per lo più deteriorate in tempi abbastanza brevi. Non certo perché fossero in contrasto sulle opinioni negative che avevano di Scientology, ma per questioni volta per volta di campanile, di gelosie “professionali”, di primato nella “lotta alla Chiesa di Scientology”, presunte scorrettezze reciproche. Insomma, becere zuffe di troppi galli permalosi nello stesso pollaio.

Rapporti poco durevoli quindi, perfino con coloro che, in linea di massima, condividevano l’intento generale di sminuire Scientology e la sua Chiesa. Giusto il tempo per costoro di accorgersi del carattere pignolo, pedante, cavilloso e puntiglioso della Po.

Sebbene la dottoressa Po abbia cercato di screditare il precedente articolo con lunghi commenti pubblicati sul suo newsgroup, non ha potuto smentire che aveva erroneamente sostenuto che “La dottrina di Scientology non contempla l'esistenza di una critica legittima, fondata su motivi sensati”.

In assenza di umiltà e onestà intellettuale, la sola strada che ha saputo e potuto imboccare è stata quelle di persistere nell’errore cercando di negarlo con altre spiegazioni fallaci.

In realtà la sua era un’affermazione impegnativa e chiaramente falsa, che aggredisce la dottrina di Scientology su un punto molto importante, che riguarda proprio l’attività principale della Po: la critica.

Infatti il suo sito chiamato “Allarme Scientology” viene considerato un “sito critico”; più precisamente una “Biblioteca critica su Scientology”. Un sito che ha gestito dietro allo pseudonimo “Martini” per nove anni, e poi col suo vero nome per altri sei. Un’attività che dura da quindici anni, svolta solo ed esclusivamente per criticare Scientology, Dianetics, il fondatore L. Ron Hubbard e praticamente tutte le attività della comunità di Scientology, ovviamente in modo sempre malevolo.

Criticando ancora una volta malevolmente ha voluto affermare pubblicamente che in Scientology “la critica legittima, fondata su motivi sensati” non è nemmeno contemplata dalla “dottrina di Scientology”.

Un errore simile, su un soggetto così centrale per la sua attività, praticamente l’unico, smentito dalla chiarissima citazione riportata nel mio precedente articolo, mette in discussione in primis la sua generale competenza e, di conseguenza, inficia quello che ha scritto durante gli ultimi tre lustri riguardo Scientology. Tre lustri, quindici anni, tanto è pervicace, cieca, accanita la sua ostinazione.

Come previsto, dandosi la zappa sui piedi, la nostra “ricercatrice” e “studiosa” è andata immediatamente alla ricerca degli scritti di Hubbard per dimostrare la correttezza del suo zoppicante giudizio. Poi si è attaccata alla tastiera per scrivere una serie di post sul newsgroup, naturalmente ben infarciti di commenti derisori, ma riuscendo solo a dimostrare, ancora una volta, la sua ormai conclamata ignoranza.

Voglio quindi premiare, prima di procedere con altri argomenti, questo sforzo da arrampicatrice sui vetri e occuparmi immediatamente di questo suo approfondimento sul soggetto della “dottrina scientologica che non contempla la critica”.

Vediamo qualche passo dei commenti della “studiosa” di Carpi:

«Stavo riflettendo sul concetto di “critica”.
Lo Zingarelli ci dice che è un
<<1. Esame a cui la ragione sottopone fatti e teorie per determinare in modo rigoroso certe loro caratteristiche.
Etimo: greco, kritik, ‘(arte del) giudicare’.>>»

Rimedio subito ad un’evidente svista, che fatico a credere innocente, precisando che lo stesso dizionario Zingarelli dice che la “critica” è anche: “giudizio malevolo, sfavorevole, biasimo”.

Aggiungo di mio che in inglese, lingua madre di Hubbard, “critic” significa anche: “a person who indulges in faultfinding and censure” (New World Dictionary). E faultfinding si traduce bene in critico pignolo, pedante, cavilloso e puntiglioso. Una buona descrizione del critico interpretato dalla Po.

Poi, sul punto, continua così:

«Per il fondatore di Scientology la “razionalità” tanto invocata altrove (es. in Dianetics) non è in alcun modo implicata nel processo di critica ("facoltà di giudizio e di calcolo razionale"). Sarebbero invece coinvolti altri due fenomeni: overt (“atti contro sopravvivenza") e protesta.»

Nel suo tentativo di sminuire Hubbard, la nostra “luminare” ipotizza un’altra omissione che secondo lei esisterebbe. Prima era “l’assenza del concetto si critica nella dottrina di Scientology”, ora sarebbe l’assenza della “razionalità” nel “processo di critica”.

perplessoInsomma, ha cercato di aggiustare il tiro: prima la critica era assente nella dottrina, ora è assente la razionalità nella critica. Secondo lei, chi pratica Scientology, ogni Scientologist, può essere solo acritico (privo di intenti o capacità critiche), oppure praticante una critica senza razionalità.

Anche questa “perla di saggezza”, socialmente discriminante, dimostra di nuovo superficialità, incompetenza e malafede.

Nell’esporre quest’altra traballante tesi, la Po nega completamente che lo Scientologist possa o sappia praticare una “critica” – inteso nel senso di mettere in luce qualcosa che non va o anche solo di esporre una propria opinione con l’obiettivo di porre rimedio a una situazione negativa – e travisa il concetto del termine tecnico “critica” o “criticismo” (“natter”, nell’originale inglese del gergo di Scientology).

Nello stesso commento, citando lo scritto di Hubbard, la Po compie un’altra acrobazia lessicale. Estrapola dal contesto cinque righe:

«Quando sentite qualcuno proferire critiche feroci e brutali che vi sembrano giusto un tantino eccessive, siate consapevole di essere al cospetto di atti overt commessi contro la persona criticata.» – LRH

Hubbard dice una cosa semplice: critiche feroci, brutali ed eccessive. Cosa significa? A me sembra semplice.

Se sentite Antonio che dice: “Giuseppe ha sbagliato nel fare la tal cosa e dovrebbe essere corretto. Se la fa così non va bene, non è standard e non si otterranno risultati”.  Vi sembra che risponda alla definizione che fornisce Hubbard? Non credo proprio.

Se invece lo sentite dire: “Quel pezzente, figlio di p… di Giuseppe non capisce niente. Potesse schiattare, è un cane a lavorare, un incapace da prendere a calci. Se potessi lo riempirei di schiaffi. Credimi è da buttare giù dalle scale”. Evidentemente, questa è una critica feroce, brutale ed eccessiva.

E in caso di una simile critica, Hubbard scrive:

«Perciò, alla prossima occasione, tirate fuori gli overt ed eliminate dal mondo quel tanto di malvagità.» – LRH

Evidentemente, se Antonio si alleggerisse degli overt che ha probabilmente commesso contro Giuseppe, quest’ultimo correrebbe meno rischi, Antonio risolverebbe quella sua animosità, vivrebbe meglio, e sarebbe comunque libero di fare critiche costruttive sul lavoro di Giuseppe.

E’ una cosa facile da capire, ma la Po non ci riesce o non vuole e, subito dopo aver citato la frase di Hubbard di cui sopra sentenzia:

«Che tutte le critiche mosse a Scientology siano immancabilmente considerate “feroci e brutali . . .  un tantino eccessive” lo dimostra la dottrina stessa, così come bene assorbita dai seguaci di Hubbard.»

Lo afferma lei che la dottrina lo dimostra. Quella dottrina che non conosce realmente. Che ha “appreso” frequentando squirrel, consultando siti e persone ostili a Scientology, apostati che testimoniano alterando la loro storia, oppure studiando attraverso le lenti offuscate del pregiudizio su testi, magari pacchi di corsi che si dovrebbero studiare in una classe.

Eppure lei stessa sa bene che l’apostata altera la sua storia e mente. Lei stessa ha scritto lunghi articoli che dimostrano come la Gardini mentisse riguardo la sua vicenda in Scientology. Ha litigato anche con parecchi ex-scientologist sul suo newsgroup.

Quindi, perché travisare questi concetti così puerilmente? Semplice: pura malafede e anche lei mente. I travisamenti della Po non sono casuali e sono finalizzati come sempre ai suoi intenti denigratori.

La realtà è che L. Ron Hubbard ha da sempre stimolato il ragionamento degli Scientologist (e in senso più lato la loro cultura) sottolineando ad esempio che:

«La teoria dev’essere conosciuta come filo logico, come motivi per cui qualcosa viene fatto o come relazione fra i dati, e dev’essere conosciuta accuratamente, e non parola per parola.» – LRH

Inoltre, ha distinto alquanto nettamente i vari tipi di critica, per esempio in un bollettino tecnico del 26 Settembre 1977, nel quale ha scritto:

«La critica è in un certo senso un indice del grado di contribuzione. Vi sono, grossomodo, due tipi di critica: una può essere chiamata “critica invalidante” e l’altra “critica costruttiva”.»

Più oltre aggiunge:

«“Critica costruttiva” è un termine che viene spesso usato, ma raramente definito. Tuttavia ha un’utilità. Probabilmente una  definizione migliore potrebbe essere: critica “che indica un modo migliore per fare la cosa”, se non altro in base all’opinione del critico. Coloro che si limitano a trovare pecche senza mai suggerire un mezzo pratico per fare di meglio, in una certa misura perdono il loro diritto di criticare.»

Infatti, vediamo come Hubbard, in una circolare del 5 Luglio 1970 tratta dalla “Serie dei Dati”, descrive il processo del formulare una critica allo scopo di porre rimedio a qualche accadimento negativo o prestazione scadente (o simili). È una citazione non brevissima, ma credo valga la pena di leggerla tutta per comprendere come distingueva il “critico” fine a se stesso, il “reazionario” che non può o non vuole accettare critiche e il “critico” di buona volontà.

«In una determinata scena, la consapevolezza mentale che qualcosa non sta andando bene è il punto di partenza per riportarsi alla scena ideale.

Se un GRUPPO non ha questa consapevolezza, renderà difficile al singolo risolvere una situazione.

Il procedimento mentale seguito da una persona che voglia migliorare le cose per avvicinarsi a una scena ideale, oppure che voglia cambiarle per tornare a una scena ideale, deve prendere in considerazione tutti coloro che fanno parte della scena. Vedere qualcosa che non va, senza tentare di apportare una correzione degenera al livello della critica pura e della colpevolizzazione.

(…)

Non avendo  idea di che cosa si intenda fare, o di ciò che si sta facendo, o dei limiti delle risorse oppure della grandezza e della complessità dell’opposizione, il critico da tavolino può essere terribilmente irreale.

Quindi tende ad essere messo a tacere, specialmente dai reazionari (che cercano di mantenere tutto invariato, a prescindere da qualunque cosa).

Purtroppo, la continua battaglia della vita avviene dunque tra critici e reazionari. Questa, generalmente, esplode in un’inutile distruzione: si può notare che in entrambi questi tipi di persone c’è qualcosa che non va.

In particolar modo, il critico inattivo e pungente è colpevole di tre cose:

A.  Non intraprende nessuna azione.
B.  Non concepisce né diffonde una scena ideale reale.
C.  Non fornisce nessun approccio graduale per raggiungere veramente una scena ideale.

Il reazionario, naturalmente, si limita ad opporsi a qualunque cambiamento, incurante di chi versa in cattive condizioni; a lui basta poter mantenere quella posizione e quelle cose di cui magari è già in possesso.

Naturalmente un rivoluzionario:

1.  Intraprende delle azioni, anche se con violenza.
2.  Concepisce e divulga la sua versione della scena ideale.
3.  Pianifica e agisce nel tentativo di attuare la sua scena ideale.

Sembra che la storia e il “progresso” siano la realizzazione, da parte dei rivoluzionari, della loro versione del progresso, ottenuto passando sui cadaveri dei reazionari.

E benché possa trattarsi di storia e di  “progresso”, il ciclo è generalmente molto distruttivo e finisce col non raggiungere una scena ideale e col distruggere qualunque scena esistente.

Il mondo antico è pieno di ruderi tra i quali si può passeggiare, persi in fantasticherie contemplative e filosofiche. Senza dubbio quei tentativi di creare e di mantenere una scena ideale hanno lasciato un bel po’ di architettura ammaccata dietro di sé.

Quindi, non basta esternare critiche ed  è piuttosto eccessivo imporre a forza dei violenti cambiamenti a tutti quanti, anche agli obiettori.

Le rivoluzioni violente si verificano quando la scena ideale effettiva non è stata debitamente formulata e quando importanti parti del gruppo ne sono escluse.

È inutile fare la rivoluzione, se il prodotto finale sarà un ULTERIORE allontanamento dalla scena ideale.

(…)

Ciò che occorre, in questo caso, sono la consapevolezza di essersi allontanati dalla scena ideale, la scoperta del PERCHÉ si è verificato un allontanamento e un programma graduale, reale e deciso che riporti la scena più vicino all’ideale.» – LRH

Come si può notare, Hubbard non solo contemplava, ma incoraggiava le critiche, purché queste fossero mirate a un miglioramento dello stato delle cose e non a una mera demolizione dialettica o fisica dell’interlocutore o delle persone ed entità coinvolte.

Concetto probabilmente difficile da digerire per un personaggio come Simonetta Po. Lei, che è la prima a non essere capace di accettare delle critiche.

Tant’è che nello stesso bollettino menzionato dalla Po, “GIUSTIFICAZIONE”, è presente anche questa illuminante frase, citata anche da un compare della Po:

«Ciò non significa che tutte le cose siano giuste e che nessuna critica, in alcun caso, sia meritata.» – LRH

E poco oltre precisa in maniera inequivocabile quali “critiche” siano quelle derivanti da atti distruttivi commessi contro ciò verso cui ci si scaglia:

«Critiche querule e casuali, di tono 1,1, non confermate dalla realtà dei fatti, costituiscono unicamente un tentativo di sminuire l’importanza di chi ha subito un overt, così  che la persona che lo ha commesso possa continuare a vivere in compagnia dell’overt stesso (per lo meno questa è la sua speranza)». – LRH

Concetti semplici e ampiamente condivisibili da chi fonda il proprio giudizio sul comune buon senso, ma a quanto pare non sono semplici per la Po. Non per chi, come lei, ha fatto della denigrazione gratuita la propria ragione di vita.

E' evidente che la dottoressa Po ha capito di Scientology solo ciò che voleva capire, cioè niente.

Si potrebbe dire che, per quanto riguarda Scientology, Simonetta Po/Alessia Guidi più che una luminare sembra un lumino, anzi un moccolo.

Beatrice


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