Nel paese si levan forti delle voci

L. Ron Hubbard

A parte una piccola frangia di nostalgici inconcludenti che hanno riesumato David Mayo e altri cadaveri dall’ossario squirrel di trent’anni fa, il gruppetto squinternato degli squirrel di Marty Rathbun è ormai equiparabile ai giornalisti asserviti al pettegolezzo sfrenato, nonché dedito a pratiche che sono sempre più lontane da Scientology, la filosofia religiosa applicata ‘marca’ L. Ron Hubbard.

I pochi che gli hanno dato ascolto sono ormai al di là del punto di non ritorno, oltre il quale non sanno più distinguere invenzioni e menzogne dai fatti e dalla verità.

Dedichiamoci quindi a cose che, specialmente in questo periodo, sono di certo più importanti, in particolare per chi vuol veramente fare qualcosa per comprendere questa società traballante e cambiarla in meglio.

Abbiamo già affrontato l’argomento qualche giorno fa nell’articolo L’economia e ce ne occuperemo ancora prossimamente, nella speranza che questi dati siano utili ai membri della nostra comunità per orientarsi nell’attuale confusione economica, politica e sociale in cui versa il paese.

La nostra Costituzione, tra i principi fondamentali, prevede all’articolo 3 secondo comma che “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Un presupposto completamente disatteso e ignorato se è vero, come è vero, che il Governo non rimuove, anzi aumenta, gli ostacoli di ordine economico e sociale. Basta pensare agli innumerevoli adempimenti che si deve sobbarcare ogni italiano per pagare le tasse, per richiedere certificati o iscrizioni, registrare proprietà o costituire una società, assumere un dipendente, aprire una ditta, ricevere assistenza medica e le mille altre pastoie burocratiche che, di fatto, sono veri e propri ostacoli creati ad arte per limitare le libertà, la produzione e lo sviluppo.

Eppure il dovere del Governo è ribadito anche nel primo comma dell’articolo 4, che recita: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.

Poi, beffardamente, al secondo comma dello stesso articolo è previsto che “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

E’ un po’ come legare le gambe ad un corridore e poi dirgli “ecco, ora hai il dovere di correre per il bene collettivo” .

Le pastoie, lacci e lacciuoli, oltre che dalla burocrazia esasperante, sono rappresentati da un carico fiscale talmente esagerato e assurdo che è degno di una dittatura.

La fedeltà e la collaborazione dei cittadini italiani è quasi patetica davanti ad un prelievo fiscale che supera il 70% del reddito di chi produce ricchezza e posti di lavoro. Le lamentele raramente superano il mugugno e non sfociano mai in una ribellione vera e propria, almeno finora.

Anche il dipendente che guadagna 1.500 euro al mese, ne lascia altri 500 nelle casse dell’erario e di una previdenza che fornisce un servizio pessimo e una futura pensione sempre più incerta e lontana. Per non parlare del fatto che il suo datore di lavoro, ogni 50 euro che gli paga, ne deve versare altri 100 allo Stato.

E, a fronte di tutto questo, il Governo continua a chiedere altri sacrifici e austerità. Mentre gli scandali che coinvolgono politici e funzionari statali corrotti riempiono di continuo le cronache di giornali e telegiornali.

Eppure, anche i politici e funzionari pubblici hanno gli stessi doveri, se non maggiori, di tutti gli altri cittadini, come recita appunto l’articolo 54 della costituzione: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi”.

Sembra invece che, al posto di servire il popolo sovrano, i rappresentanti dello Stato siano impegnati a finanziare banche. Lo dimostrano, ad esempio, le cronache odierne sulla vicenda del Monte dei Paschi di Siena, “salvato” dal Governo con i soldi dei contribuenti.

Gli stessi contribuenti cui le banche, ormai da anni, impediscono  sistematicamente l’accesso al credito strangolando l’Italia produttiva. Intanto la disoccupazione ha raggiunto il 12%, un livello mai visto dal dopoguerra ad oggi. E ogni mese chiudono migliaia e migliaia di imprese che non ce la fanno più a far quadrare i conti, dopo aver soddisfatto l'ingordigia di uno Stato esoso, che è un vero e proprio socio al 70% di ogni singola azienda, improduttivo e che arraffa solo i ricavi senza mai contribuire alle spese.

Edward LuttwakLo scorso 29 gennaio, ospite della trasmissione Ballarò, il noto economista e politologo statunitense Edward Luttwak, ha criticato pesantemente il Primo Ministro Mario Monti:

“Il 13 ottobre 2012, a Tokyo, nella riunione del Fondo Monetario Internazionale è stato presentato un rapporto che evidenziava come i paesi che hanno ridotto il deficit agendo sulla spesa pubblica, non hanno avuto alcun aumento della disoccupazione mentre, al contrario, i paesi che hanno ridotto il deficit aumentando le tasse hanno strangolato l’economia.

Si chiama fiscal drag e Monti lo conosce bene. Mi domando perché ha fatto il contrario di quello che ha insegnato per 30 anni.

Perché, mentre i giornali di mezzo mondo hanno pubblicato con enfasi il rapporto dell’FMI, in Europa nessuno ne ha dato notizia?”

A quanto pare, l’attuale Governo, preferisce aumentare le tasse, colpendo ancora chi produce e tassando anche la prima casa (IMU), piuttosto che mettere mano ad una riduzione della spesa pubblica e aiutare la ripresa produttiva.

Un esempio vergognoso è la recente legge proposta dal Ministro della Difesa Gianpaolo di Paola sul riordino e finanziamento delle forze armate. Una legge che, al contrario di altre ben più necessarie, è stata approvata dal Parlamento nell’arco di un pomeriggio assegnando un budget di oltre 200 miliardi di euro al ministero Di Paola da spendere in circa 12 anni.

Quasi 20 miliardi ogni anno per acquistare armamenti e finanziare un esercito che non si sa da quali pericoli ci deve difendere, specie in vista dell’articolo 11 della Costituzione, secondo il quale “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Mentre dissangua il popolo che dovrebbe servire, l’attuale Governo, come i precedenti, sperpera in spese stravaganti il denaro che raccoglie dalle tasse e tuona contro gli evasori fiscali.

Non di rado si sente la litania “pagare meno pagare tutti”. Siamo certi? E’ piuttosto difficile che uno Stato che sperpera somme astronomiche diventi improvvisamente saggio se recupera altro danaro dagli evasori. E’ più probabile che, una volta recuperati altri soldi dall’evasione, sprechi anche quelli aumentando ulteriormente il prelievo fiscale per aiutare qualche banca in fallimento o per acquistare qualche altro caccia F35.

Puntare il dito contro gli evasori, che certamente ci sono, a cominciare dai politici e funzionari pubblici con doppi e tripli stipendi, è un modo per distogliere l’attenzione dagli sprechi dello Stato e per far credere che i problemi economici dell’Italia provengano dall’evasione, non dall’incapacità e disonestà di chi amministra la cosa pubblica.

Ed ecco che spunta il redditometro come mezzo intimidatorio per azzittire chi potrebbe protestare. Ma non tutti tacciono e l’informazione ormai circola sempre più sulle vere cause del dissesto e della crisi. Spuntano ormai di continuo individui e movimenti che non accettano questo stato di cose e denunciano la corruzione e l’incapacità di chi ci governa.

Il comico e attivista politico Beppe Grillo ha replicato alla notizia del redditometro proponendo l’istituzione del “politometro”, cioè un mezzo per misurare i redditi dei politici.

Beppe GrilloDivertente la sua battuta che ricorda il superior stabat lupus della favola di Fedro: “Volete sapere perché ho mille euro? Me li ha dati mio nonno! Dove sta tuo nonno? E’ morto! Fammi vedere la tomba!”.

Come il lupo della favola che, forte dei suoi mezzi, ma privo di una giustificazione per le sue mire, accampa una qualunque pretesa per mangiarsi l’agnello, lo Stato presume che il contribuente sia sempre un evasore.

L’esatta mentalità del criminale che vede gli altri come egli stesso è.

Grillo va oltre dicendo “Non dobbiamo essere noi a spiegare come spendiamo i nostri soldi, ma dovete essere voi (ndr: i politici) a spiegarci come spendete i nostri soldi!”.

Molte delle cose che oggi leggiamo e sentiamo da coloro che criticano e protestano contro questo stato di cose, L. Ron Hubbard le prevedeva e scriveva trent’anni fa.

Fra la metà degli anni sessanta e i primi anni ottanta, a seguito di studi geopolitici di più ampio respiro su ciò che più affligge questo mondo, L. Ron Hubbard fu l’autore di una straordinaria serie di saggi sulle “inadeguatezze culturali” dell’ultima parte del ventesimo secolo. Il grosso di queste opere, principalmente inteso per la rivista Freedom, dove in effetti venne pubblicato, ha a che vedere con pressoché tutti gli aspetti della nostra vita sociale, politica ed economica: forme di governo, questioni di libertà individuale, struttura dei sistemi monetari e salvaguardia dei diritti umani.

Che il Fondatore di Scientology ci abbia fornito questi saggi, e che lo abbia fatto in aggiunta a tutto ciò che egli fornì per il progresso di Scientology in quegli anni, è completamente in linea con l’opinione che egli aveva dell’istituzione ecclesiastica quale tradizionale forza di libertà e di decoro.

Quindi, se, come egli dice, esiste una “prolifica fonte di repressione, essa è un campo su cui è legittimo commentare” . Che questi saggi, in aggiunta, ci presentino una comprensione davvero incisiva di ciò che, precisamente, è andato storto in questo ventesimo secolo, è allo stesso modo coerente con la visione di più ampio respiro di L. Ron Hubbard, visto che, in ultima analisi, “la comprensione è” , come egli stesso ha scritto, “il solvente universale: spazza via ogni cosa”.


Nel paese si levan forti delle voci

Di L. Ron Hubbard Circa 1970

Quando le cose non vanno bene, quando la popolazione, incapace di percepirne il motivo, scivola in uno stato apatico al di sotto della capacità di percepire, quando una cultura, già fuorviata, scivola sempre più in direzione della rovina, è davvero una fortuna, per la nazione, avere delle persone che hanno l’ingegno di riconoscere l’approssimarsi della rovina e hanno il coraggio di protestare.

Ai filosofi contemporanei – contrastati, screditati, insultati da un sistema privo del lume della ragione e nelle mani di una élite di potere che non si cura del destino di tutti quanti, ma solo di quello della breve vita dei suoi membri – viene dato dei “rivoluzionari”, dei “comunisti”, degli “agitatori”, degli “scontenti”, degli “arruffapopolo” e rivolto ogni altro aspro insulto possa essere trovato nei dizionari da una stampa che è una marionetta e un Establishment arrogante, ampolloso e privo del lume della ragione.

Indifferenti, sorde a qualsiasi ragione, psicotiche nella loro rettitudine, le “colonne della società”, “gli uomini di cui ci si può fidare”, si rifiutano, come gli infidi arieti del recinto che conducono le pecore al macello, di prestare ascolto alla seppur minima critica della loro insensatezza e si lanciano al contrattacco con una subdola ferocia che tenta, con ogni mezzo diffamatorio, di ridurre al silenzio qualsiasi nuova forma di pensiero.

Tuttavia si dovrebbe avvisare una nazione. In tempi di decadenza e quando per il sistema s’ode fioca – ma sempre più forte – la marcia funebre, nel paese si levan forti delle voci.

Il Sistema, l’Establishment, il Governo, chiamatelo come volete, è una cosa che ha raccolto in sé tutti i decenni di un’egoista rettitudine. È un accumulo del passato, l’erede di tutti gli errori, soluzioni opportunistiche e sbagli di un’altra età.

La gente entra in quella struttura quando nasce, per perpetuare, senza pensarci, la “tradizione” (e i privilegi) della sua leadership. La gente ne esce quando muore: sono nomi sacri su pietre tombali e su targhe stradali, la cui fama fu straordinaria unicamente a causa della loro stupida, ostinata devozione a un governo esercitato dai pochi sui molti, a vantaggio di una cricca.

I possedimenti e le risorse dello stato, in una “democrazia” regolata dai partiti, diventano, a intervalli stabiliti, un premio vinto da chi vince le elezioni. La vittoria politica rappresenta l’opportunità di godersi le “spoglie” per un periodo di tempo stabilito. Il sistema è una sgualdrina i cui favori sono conquistati dai nuovi incaricati tramite “elezioni popolari”. Ma in un certo qual modo, ogni vincitore è solo una parte dello stesso meccanismo.

Fintantoché l’élite al potere ne trae vantaggio, a chi importano le conseguenze che si accumulano?

Tanto se ne occuperà il “regime che viene dopo”. Basta solo che il sistema venga perpetuato e che coloro che sono in carica in quel momento possano assicurare dei favori a se stessi e ai loro amici.

Sia che si tratti di una monarchia, di un’aristocrazia, di un’oligarchia, di una repubblica o di una dittatura militare, il modello finisce con l’essere lo stesso.

Di solito, un sistema viene istituito – facendo uso di cavilli, di false promesse o della forza – di fronte a una situazione pericolosa per lo stato, dovuta a una minaccia esterna, reale o immaginaria. Si sviluppa prendendo una forma. Si sclerotizza. Smette di servire. Temporeggia.

Smette di dare ascolto a qualsiasi voce all’infuori della propria e crede solo a ciò che lo assiste nel conseguire profitti a breve termine per i suoi leader e per i loro amici. Governa da tiranno. Inizia a morire sotto il peso di decisioni opportunistiche e di crimini senza senso.

E a un certo punto nel corso di tutto ciò, iniziano a levarsi voci di protesta e di denuncia.

Ma l’élite al potere presta ascolto soltanto alle parole morte di scrittori che, per buona sicurezza, sono da lungo tempo defunti e dai quali si possono selezionare pretesti e “ragioni” per far parer giuste le azioni del sistema.

“George Washington disse...”, “I nostri padri fondatori...”, “Stando a Hegel...”, “Pavlov affermò...”, “Disraeli...”, “Alexander Hamilton dichiarò...”, “... i vecchi metodi sicuri...”. “Questi agitatori moderni...”, “Degli idioti...”, “Agenti nemici...”, “...è stato messo in carcere, sai...”, “Non lo sopporteremo...”, “I cittadini dotati di raziocinio sanno che tutto questo è causato da soldi pagati a...”, “La prigione è l’unica...”, “Chiamate la celere...”, “... l’esercito farà...”, “Mettetegli le mani sopra in qualche altro modo...”, “C’è sicuramente qualche legge...”, “Quello che la polizia segreta ha scoperto di recente...”, “... d’ora in poi i disertori dell’esercito saranno impiccati...”, “Forse una nuova guerra all’estero farebbe...”, “Signori, questo è il dott. Affetto Cervellis. Desidero che vi parli del suo nuovo metodo per trattare le mentalità iperattive...”

E, dopo il rifiuto di dare ascolto alle voci dei contemporanei e la classificazione di ogni suggerimento, domanda, messa in discussione o idea di cambiamento come “sovversiva”, “fuorviata”, “strampalata”, “ispirata al nemico”, alla fine si ode il requiem per quei vecchi amici.

“Perlomeno moriamo da gentiluomini...”.

A quel punto la ruota ha compiuto un lungo giro e nuove facce compaiono sui tabelloni politici e si odono nuove parole nei notiziari ufficiali di quel periodo.

___________________

Se un Sistema prestasse ascolto, se vi fosse qualcuno a cui parlare, se al Sistema gliene importasse qualcosa, se chi è in carica non finisse con l’essere così dedito ai propri interessi da rifiutare insensibilmente di considerare le sofferenze di tutti quanti gli altri, si potrebbe conseguire un’evoluzione politica verso livelli caratterizzati da una più alta sanità mentale, piuttosto che dalla rivoluzione.

___________________

Oggi siamo giunti a una fase avanzata di ciò. L’Establishment presta poca attenzione alla sua epoca, è cieco alle conseguenze delle azioni sbagliate, è indifferente nella sua cecità e chi è in carica, almeno per quanto riguarda le grandi masse di pubblico, assomiglia più a un matto in carica che a un leader del pubblico destino. Ma siamo ancora in tempo. Se chi esercita influenza e autorità prestasse ascolto, si potrebbe fare qualcosa prima che sia troppo tardi.

Perché nel paese si levan delle voci, voci di saggezza, voci che indicano, da imboccare, una via che conduce altrove e non alla lunga, lunga fossa comune dove giacciono sepolti tutti i vecchi regimi, scevri, di consueto, della dignità di una pietra tombale all’infuori di una macchia sui libri di storia della generazione successiva.


Nota : Sebbene non patrocinasse nessun particolare sistema politico se non quello in nome del popolo e per conto del popolo, L. Ron Hubbard ha tuttavia avuto molto da dire sul governare le nazioni. Il suo interesse per questo soggetto è abbastanza facile da spiegare se teniamo conto del Credo stesso della Chiesa di Scientology: “Noi della Chiesa crediamo che tutti gli uomini di qualunque razza, colore o credo sono stati creati con gli stessi diritti”.

D’altro canto, come abbiamo detto, qualsiasi “prolifica fonte di repressione” diventa “un campo su cui è legittimo commentare” . Ma considerando i saggi di L. Ron Hubbard sulle forme di governo, su come rimediare ai governi e sulla tirannia di governo, stiamo considerando l’impegno ben più esteso di L. Ron Hubbard per la libertà individuale.

Etica e Verità


Per commentare l'articolo vai al forum.

Pubblicato in: