Una goccia di sanità - prima parte

goccia

«Se una persona non riesce a stare di fronte a un overt che ha commesso, questo naturalmente deve diventare automatico. Quindi lo commetterà di nuovo! E poi, commettendolo di nuovo, è incapace di starci di fronte – è doppiamente incapace di starci di fronte, capite – e così lo commetterà di nuovo. E adesso l’ha commesso tre volte, e non è stato di fronte a nessuna parte di esso; beh, naturalmente, lo commetterà una quarta volta. E qui l’intero meccanismo della drammatizzazione che è delineato ne La tesi originale, in Dianetics: la forza del pensiero sul corpo, e in opere successive. Incapace di stare di fronte a un overt, una persona non se ne assume la responsabilità in nessunissima maniera, è persino incapace di riconoscere che è un overt; così esso diventa automatico perché la persona lo ha davvero commesso. Perciò dev’essere qualcos’altro a commetterlo e l’individuo quindi ha installato una personalità finta che fa le cose perché lui non è in grado di stare di fronte all’overt. Non è capace di assumersene la responsabilità. Perciò la drammatizzazione può verificarsi nuovamente.»

L. Ron Hubbard
(Conferenza 3 gennaio 1960 “Il vostro caso”)

Ho sempre trovato piuttosto semplicistico dire che uno fa blow o, ancora peggio, diventa “indipendente” perché ha gli overt.

Ci sono sicuramente altri meccanismi in azione; poi il fatto che abbiano gli overt è scontato, ma “avere gli overt” non giustifica la dipartita dalla sanità.

Quel che fa la differenza è l’incapacità di stare di fronte ai propri overt, che impedisce di prendersene responsabilità e correggersi.

E’ un meccanismo veramente infernale, perché quando una persona commette qualcosa che non vorrebbe aver commesso e che non riesce ad ammettere di aver commesso, entra in azione il bank e lì sono cavoli amari.

In questo senso, trova spiegazione qualsiasi “disturbo spirituale”, dalla defunta Maria Pia, alle performances dei due “diversamente genitori”.

Guardando la trasmissione “Verissimo”, un occhio esperto nota subito che hanno i “tratti somatici” del withhold mancato.

C’è veramente da rimanere allibiti, su come possa esistere gente che dà retta a questi personaggi, che per 30 anni non sono stati in grado di osservare la scena e trarre conclusioni proprie, e poi se ne escono seraficamente con la trovata del secolo: sono stati illuminati da internet, il cui contenuto hanno preso per attendibile e vero, al di là di qualunque necessità di verifica. Pazzesco!

C’è da rimanere ancora più allibiti, su come può essere che qualcuno dia retta a una mamma che fa la “vittima”, perché il figlio più intelligente che ha partorito, ha preso le distanze dalla sua momentanea o permanente incapacità di sana e onesta logica.

Che è riuscita a incasinare anche il rapporto con l’altro figlio, che ha una posizione mortalmente opposta al fratello più intelligente, ed avrebbe dovuto essere alleato di mammina cara; come una possa riuscirci, è veramente un mistero.

Che si è permessa l’azione oscena di tentare di turbare il signor Guido riguardo il figlio Francesco, con l’intento di rovinare anche quel rapporto genitore-figlio, su cui non dovrebbe permettersi di mettere bocca.

Qualunque persona scarsamente addestrata, può arrivare alla conclusione che, riguardo la seconda dinamica, questa mamma, qualche “marachella” a cui non è stata di fronte ce l’ha sicuramente. Nessun dubbio.

«Ora chiunque può essere una vittima. Tu. Tu. Tu. Tu puoi essere una vittima. In effetti ho fatto un bel po’ per questo soggetto. Di tanto in tanto, audisco qualcuno o addirittura mi faccio audire su qualche procedimento completamente inverso. Dovevo scoprire se ne avevamo la versione finale; in effetti, io stesso ero incapace di stare di fronte al fatto di sottoporre qualcuno completamente all’agonia dell’essere una vittima. Sapete, semplicemente audire una persona come vittima.

(…)

Semplicemente “Sii una vittima”, “Che tipo di vittima potresti essere?”, qualcosa del genere. Ho sguinzagliato un auditor contro di me e gli ho detto: “D’accordo, percorrilo. Vedremo dove andrò a finire”. Così ho ottenuto una realtà soggettiva in proposito e sto parlando da fonte attendibile. E allora? E allora? Siete stati bruciati vivi, e allora? Vi hanno fatto a fettine, tagliato a metà le unghie e fatto treccioline con i vostri denti. E allora? Chi se ne infischia? Siete stati in grado di farlo. Vi poteva succedere perché, fondamentalmente, eravate in grado di… lo stavate sperimentando ed è facile. Sperimentare qualcosa è una bazzecola. Voi siete in grado di sperimentare qualsiasi cosa.»

L. Ron Hubbard
(Conferenza 3 gennaio 1960 “Il vostro caso”)

Che esistano le ingiustizie è indubbio, come è indubbio che esistano le persone insane come Rathbun, a cui purtroppo a volte abbiamo lasciato spazio per operare.

E’ che fare la vittima, pur con tutte le ragioni che uno potrebbe avere, non porta la persona a niente altro che ad essere una vittima.

E’ veramente questo che sto tentando di trasmettere disperatamente da un anno, a parecchi di questi aspiranti “indipendenti”: non è la strada corretta, abdicare dalle proprie responsabilità riguardo la terza dinamica, facendo le vittime.

Non lo sto dicendo a beneficio della terza dinamica; quella andrà avanti come uno schiacciasassi, nessuno può fermarla, perché fondamentalmente è qualcosa di sano e giusto, pur con le cose che possono essere migliorate o che devono essere corrette.

Lo sto dicendo per la persona: LA persona è importante, ha un valore, non può buttarsi via per seguire le turbe mentali di una manciata di persone insane, Rathbun in testa.

Mi ripeto nuovamente: io sono stata una vera vittima di una persona insana, a cui ho permesso quasi di farmi fuori.

Ho pagato le conseguenze di questa cosa per parecchi anni; anni in cui ho sofferto abbastanza inconvenienti, in cui troppe volte ho dovuto sentirmi sbagliata, in cui mentalmente facevo “il sommario degli errori dei miei folder” in modo ossessivo, per trovare l’errore.

Ancora più raccapricciante, anni in cui nessuno ci capiva un emerito fico secco, di come era andata la faccenda.

Non avendo la tendenza a fare la vittima, mi sono data un sacco di responsabilità che non erano mie e non ne venivo mai fuori.

Ad un certo punto ho preteso di sistemare l’intera faccenda, non per colpevolizzare qualcuno o per avere ragione o torto, ma perché ritenevo fosse giusto che io mi riappropriassi della mia reale condizione.

Io ce l’ho fatta. Ce l’ho fatta veramente; ce l’ho fatta per questa vita e anche per il futuro.

Da parecchi anni vivo di rendita, non mi si tira giù neanche a cannonate, sono totalmente protesa verso gli altri e le mie cose strettamente personali vanno molto bene; questo è riscontrabile nell’universo fisico, non chiacchiere.

Eppure avrei potuto fare la vittima, avevo tutte le carte in regola per fare il caso motivatore e per considerarmi tristemente fallita sulla terza dinamica; potevo addirittura, prove alla mano, stabilire che era colpa degli altri.

Io credo che nella mia storia, che a raccontarla sarebbe troppo pesante per gli animi sensibili, che ha fatto la differenza nel suo epilogo di successo, è stata una forma di generosità spiccata che mi appartiene, e che mi ha permesso di comprendere sia le mie mancanze, che quelle degli altri.

In cambio ho ricevuto veramente un dono di valore infinito: una posizione privilegiata sulla scala del tono che mi permette di provare sentimenti desiderabili per le mie dinamiche.

Ancora più di valore, mi permette di avere una spietata fermezza contro il male, a beneficio del benessere delle persone di buona volontà.

Non ho scelto di fare la vittima e questo ha fatto la mia fortuna.

foglia sul palmp della manoQuindi, per concludere questa prima parte avrei una preghiera per Amodeo e Spartacus: tra un po’ verrà aperta l’Org di Padova, se potete non invalidate questo prodotto.

E’ anche un vostro prodotto e mi piacerebbe tanto che vi deste un riconoscimento.

Ci sono un’infinità di punti di vista che si possono assumere, non ci sono solo i sensi unici, che implicano una penalizzante impossibilità di inversione di marcia.

Con tutto il bene che posso.

Auditor


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